Autore: martina

Panchine per l’incontro

L’inclusione non passa solo attraverso la tecnologia, ma soprattutto attraverso il contatto umano. Per questo, nell’ambito del Progetto Inclusive Humanities, abbiamo installato nuove panchine lungo i corridoi del Dipartimento, precedentemente sgombri da piani di seduta o d’appoggio.

L’allestimento delle nuove panchine risponde all’esigenza di creare “zone di decompressione” e socialità diffusa.

Recenti studi sulla pedagogia degli spazi suggeriscono che l’apprendimento informale — quello che avviene tra una lezione e l’altra — è fondamentale per la crescita accademica. Queste sedute sono state posizionate per facilitare:

  • L’interscambio tra pari: luoghi di studio e confronto rapido.
  • L’inclusione relazionale: spazi aperti che invitano alla sosta e al dialogo spontaneo.
  • L’accessibilità del riposo: punti di appoggio necessari per chi vive l’università quotidianamente.

Non sono semplici sedute, ma veri e propri nodi di interscambio: spazi pensati per favorire l’incontro informale tra studenti, il confronto di idee e la nascita di nuove collaborazioni. Crediamo che l’università debba essere un luogo dove “fermarsi” sia importante quanto “correre” a lezione, abbattendo l’isolamento e promuovendo una comunità accogliente e partecipativa.

Benessere biofilico

Abbiamo installato nelle nostre sedi pareti in muschio stabilizzato, una scelta supportata da recenti studi scientifici che evidenziano i benefici di elementi naturali negli ambienti di apprendimento.

La ricerca internazionale dimostra infatti che l’integrazione di questi elementi (biophilic design) negli spazi di lavoro e studio:

  • Riduce i livelli di stress e ansia percepita.
  • Aumenta la capacità di concentrazione e la memoria a lungo termine.
  • Migliora il comfort acustico, grazie alle proprietà fonoassorbenti del muschio.

Un ambiente più sano è un ambiente più inclusivo, capace di rigenerare le energie mentali di ogni studente e docente.

Pedane accessibili

Il Dipartimento ha completato l’allestimento di apposite pedane accessibili progettate per eliminare il dislivello tra l’aula e la cattedra. Questo intervento è stato realizzato per garantire a docenti e studenti con mobilità ridotta la piena fruizione degli spazi didattici, assicurando a chiunque la possibilità di accedere alla postazione del relatore in totale autonomia e sicurezza. Un ulteriore passo avanti per un’università che non lascia indietro nessuno.

IA & Creatività

Gli automi e l’intelligenza artificiale (IA) occupano da tempo un posto centrale nell’immaginario culturale e artistico, e la recente proliferazione di opere d’arte generate dall’IA ha intensificato i dibattiti su autorialità, creatività e agency umana. Per quanto riguarda la letteratura, i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) sono attualmente in grado di comporre non solo interi romanzi, ma anche poesie e sonetti. Viviamo in un’epoca in cui circola un numero crescente di testi la cui autorialità è incerta, poiché non è possibile stabilire se provengano da un essere umano o da una macchina. Studi iniziali hanno inoltre dimostrato che persino le esperte e gli esperti non sono in grado di determinare con certezza se un testo presentato come letterario sia stato scritto da un essere umano o, ad esempio, da ChatGPT.

L’attuale dibattito sull’arte generata dall’IA rimane profondamente radicato in narrazioni culturali di lunga data sulla produzione artistica. Al centro di questo discorso vi sono questioni di autorialità, ispirazione e originalità o capacità creativa delle opere generate dall’IA. L’arte è ancora ampiamente considerata un’espressione privilegiata della creatività e dell’originalità umane, qualità tradizionalmente associate all’esperienza soggettiva.

Questa concezione moderna della creatività è fortemente plasmata da topoi culturali persistenti, in particolare dall’immagine dell’artista come “grande uomo” dotato di genio: un individuo unico, spesso tormentato, la cui opera è inseparabile dalla sua esperienza personale e interiore.

Studi empirici mostrano che il pubblico tende a percepire le opere generate dall’IA come meno autentiche o meno emotivamente coinvolgenti rispetto alle creazioni umane, con l’attribuzione dell’autorialità che influenza fortemente i giudizi estetici. Altri studi mostrano che persino gli LLM attribuiscono una qualità letteraria inferiore alle opere letterarie generate dall’IA rispetto ai testi prodotti da esseri umani, suggerendo che le valutazioni basate su LLM riproducono assunzioni umane sull’autorialità creativa e sul valore letterario.

Referenti: Massimo Salgaro e Marco Rospocher

Membri interni:

  • Simone Rebora
  • Gabriele Vezzani
  • Ainur Kakimova

Membri esterni:

  • Giulia Torromino
  • Manuel Focareta
  • Sara Cuono
  • Dionigi Mattia Gagliardi

Azioni: WP 1.1; WP 1.3; 1.13

Bibliografia:

Bajohr, Hannes (2024 b): On Artificial and Post-artificial Texts: Machine Learning and the Reader’s Expectations of Literary and Non-literary Writing. In: Poetics Today; 45 (2): 331–361. doi: https://doi.org/10.1215/03335372-11092990

Chiarella, S.G.; Torromino, G.; Gagliardi, D.M.; Rossi, D.; Babiloni, F.; Cartocci, G. Investigating the negative bias towards artificial intelligence: Effects of prior assignment of AI-authorship on the aesthetic appreciation of abstract paintings. Comput. Hum. Behav. 2022, 137, 107406.

Demir, Sercan / Fuegener, Andreas / Gupta, Alok / Weinmann, Markus (2024): When AI is Creative: How Do Humans Perceive Creativity When AI is Involved?. In: ICIS 2024 Proceedings. 17. https://aisel.aisnet.org/icis2024/user_behav/user_behav/17

Di Dio, Cinzia / Ardizzi, Martina / Schieppati, Stefano / Massaro, Davide / Gilli, Giorgio / Gallese, Vittorio / Marchetti, Antonella (2025): Art made by artificial intelligence: The effect of authorship on aesthetic judgments. Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, 19(4), 1164–1176. https://doi.org/10.1037/aca0000606

Rospocher, Marco / Salgaro, Massimo / Rebora, Simone (2026): Machines Prefer Humans as Literary Authors: Evaluating Authorship Bias in Large Language Models. Information, 17(1), 95. https://doi.org/10.3390/info17010095

Immagini e metafore per raccontare la dislessia

Una foto di una pagina del libro di Gaia Gaboardi

Qualche giorno fa in Dipartimento abbiamo avuto il piacere di ricevere la visita di Gaia Gaboardi, nostra Alumna del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Turistica e Commerciale. Gaia è passata a salutarci portando con sé una copia di Drawing Dyslexia, un libro intenso e delicato che racconta la dislessia attraverso immagini e metafore, offrendo uno sguardo autentico su una modalità diversa di percepire, comprendere e interpretare il mondo.

Come ci ha raccontato, Drawing Dyslexia è il libro che le sarebbe piaciuto avere quando, durante il suo percorso universitario, ha ricevuto la diagnosi di dislessia: non una definizione limitante, ma l’inizio di una nuova consapevolezza. Da quel momento, la dislessia è diventata per lei uno spazio di esplorazione creativa, un linguaggio alternativo con cui dare forma al pensiero.
Nel suo libro, Gaia utilizza immagini e metafore per restituire sia la sensazione di disorientamento e frustrazione, sia la forza, l’autoaffermazione e la fiducia che possono nascere dall’accettazione di sé stessi. Tra le immagini a cui è più affezionata c’è quella del puzzle: un intreccio di lettere e pixel che inizialmente appare confuso, ma che, osservato da una prospettiva diversa, rivela la propria armonia. Una metafora potente, capace di creare un ponte emotivo tra difficoltà e possibilità, tra resilienza, speranza e amore per se stessi.

Oggi Gaia è insegnante di inglese nelle scuole superiori. Porta ogni giorno in aula la sua sensibilità, la sua creatività e, soprattutto, la convinzione che non esista un unico modo corretto di imparare o di esprimere il proprio potenziale. La sua esperienza ci ricorda quanto sia importante riconoscere e valorizzare l’unicità di ogni studentessa e di ogni studente, trasformando le differenze cognitive in una risorsa condivisa. Non possiamo che esserne profondamente orgogliosi.

Numero cromatico x DiLLS

Si svolgeranno giovedì 18 e venerdì 19 dicembre le giornate Numero Cromatico x DiLLS – Arte, creatività, intelligenza artificiale, un incontro dedicato al dialogo tra arte, creatività e intelligenza artificiale. Il nostro dipartimento e Accademia di Belle Arti di Verona propongono presentazioni, dibattiti e lab meeting, con il coinvolgimento di docenti, ricercatori e ricercatrici e del collettivo artistico Numero Cromatico, la cui ricerca e produzione artistica si fonda sull’approccio scientifico all’arte, con particolare attenzione alle più recenti scoperte neuroscientifiche e ad ambiti quali la neuroestetica, l’estetica empirica, la psicologia sperimentale, la letteratura e la comunicazione visiva.

Giovedì 18 dicembre l’evento si svolgerà presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Verona (Via Carlo Montanari 5, VR). Sarà un’occasione per esplorare le nuove modalità di produzione artistica di Numero Cromatico per riflettere sull’impatto delle tecnologie emergenti nella ricerca creativa.
Venerdì 19 dicembre l’evento si svolgerà presso l’Aula Co-Working (Dipartimento di Lingue, primo piano mezzanino, Lungadige Porta Vittoria 41 | VR) e si articolerà con sessioni di approfondimento, laboratori e confronto tra artisti, studiosi e studiose, studenti e studentesse.

L’iniziativa intende favorire uno spazio di scambio interdisciplinare, promuovendo una riflessione critica e partecipata sul rapporto tra pratiche artistiche e intelligenza artificiale.