L’inclusione non passa solo attraverso la tecnologia, ma soprattutto attraverso il contatto umano. Per questo, nell’ambito del Progetto Inclusive Humanities, abbiamo installato nuove panchine lungo i corridoi del Dipartimento, precedentemente sgombri da piani di seduta o d’appoggio.
L’allestimento delle nuove panchine risponde all’esigenza di creare “zone di decompressione” e socialità diffusa.
Recenti studi sulla pedagogia degli spazi suggeriscono che l’apprendimento informale — quello che avviene tra una lezione e l’altra — è fondamentale per la crescita accademica. Queste sedute sono state posizionate per facilitare:
- L’interscambio tra pari: luoghi di studio e confronto rapido.
- L’inclusione relazionale: spazi aperti che invitano alla sosta e al dialogo spontaneo.
- L’accessibilità del riposo: punti di appoggio necessari per chi vive l’università quotidianamente.
Non sono semplici sedute, ma veri e propri nodi di interscambio: spazi pensati per favorire l’incontro informale tra studenti, il confronto di idee e la nascita di nuove collaborazioni. Crediamo che l’università debba essere un luogo dove “fermarsi” sia importante quanto “correre” a lezione, abbattendo l’isolamento e promuovendo una comunità accogliente e partecipativa.